Garibaldi e i Mille: Come Mille Volontari Unificarono l’Italia

Nella notte del 5 maggio 1860, due vecchie navi a vapore — il Piemonte e il Lombardo — partirono da Quarto, vicino a Genova, con a bordo 1.089 volontari in camicia rossa. La loro missione era conquistare il Regno delle Due Sicilie, uno stato con nove milioni di abitanti e un esercito regolare di centomila uomini.

Sulla carta era un suicidio. Nella realtà, fu il colpo di genio che unificò l’Italia.

Chi era Garibaldi

Chi era Garibaldi
Chi era Garibaldi

Giuseppe Garibaldi era un personaggio da romanzo. Nato a Nizza nel 1807, marinaio, rivoluzionario, esule in Sudamerica dove combatté nelle guerre di indipendenza del Brasile e dell’Uruguay. Tornato in Italia nel 1848, combatté contro gli austriaci e difese la Repubblica Romana contro i francesi.

Era un leader carismatico con un talento naturale per la guerriglia. I suoi uomini lo seguivano per devozione personale, non per disciplina militare. Non prometteva gloria — prometteva “fame, sete, marce forzate, battaglie e morte.” E i volontari accorrevano.

Lo sbarco a Marsala

Lo sbarco a Marsala
Lo sbarco a Marsala

L‘11 maggio i Mille sbarcarono a Marsala, in Sicilia. L’esercito borbonico era disorientato — nessuno si aspettava uno sbarco così audace. La popolazione siciliana, oppressa da decenni di malgoverno borbonico, accolse Garibaldi come un liberatore.

A Calatafimi, il 15 maggio, i Mille affrontarono per la prima volta l’esercito regolare. Erano in inferiorità numerica e armati peggio. Ma Garibaldi guidò una carica in salita che sfondò le linee nemiche. La leggenda racconta che gridò: “Qui si fa l’Italia o si muore.”

La conquista della Sicilia

La conquista della Sicilia
La conquista della Sicilia

In poche settimane, Garibaldi conquistò Palermo — una città di duecentomila abitanti difesa da una guarnigione di ventimila soldati. Usò la guerriglia urbana, l’insurrezione popolare e il bluff. I generali borbonici, abituati alla guerra convenzionale, non sapevano come reagire.

Entro luglio, tutta la Sicilia era in mano garibaldina. I Mille originali erano diventati ventimila grazie ai volontari locali.

Da Messina a Napoli

Da Messina a Napoli
Da Messina a Napoli

In agosto, Garibaldi attraversò lo Stretto di Messina e risalì la penisola. L’esercito borbonico si sgretolava — i soldati disertavano, gli ufficiali fuggivano. Il 7 settembre, Garibaldi entrò a Napoli praticamente senza combattere. Il re Francesco II era già fuggito.

Fu la più rapida conquista militare del XIX secolo. In quattro mesi, un migliaio di volontari aveva conquistato un regno.

L’incontro con Vittorio Emanuele

L’incontro con Vittorio Emanuele
L’incontro con Vittorio Emanuele

Il 26 ottobre 1860, a Teano, Garibaldi incontrò Vittorio Emanuele II, re di Sardegna. Gli consegnò le conquiste con una frase: “Saluto il primo Re d’Italia.” Rinunciò a ogni potere, a ogni compenso. Tornò nella sua isola di Caprera con un sacco di sementi e qualche forma di formaggio.

Fu un gesto di grandezza raro nella storia. Garibaldi avrebbe potuto diventare dittatore del Sud Italia. Scelse di restare un cittadino.

L’unificazione italiana fu un miracolo politico e militare. Ma fu anche l’inizio di problemi — la questione meridionale, il divario Nord-Sud — che l’Italia non ha ancora risolto, centosessant’anni dopo.